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Editoriale

Le offerte sfrenate dell’Arabia Saudita nel calcio: tra soldi e tradizioni

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Il Napoli rifiuta 140 milioni per Osimhen: il conflitto tra stipendi modesti e petrodollari

A cura di Emiliano Belmonte

Nel panorama calcistico, le audaci offerte provenienti dall’Arabia Saudita – o meglio, dalla Nouvelle Vague dei petrodollari – non colpiscono più l’opinione pubblica. L’ultimo episodio, riportato ieri dal quotidiano sportivo francese L’Equipe, rivela che il Napoli ha respinto due volte un’offerta di 140 milioni di euro per l’attaccante nigeriano Victor Osimhen, offrendogli invece un modesto stipendio annuo di 40 milioni di euro.

Il futuro di questa situazione è avvolto da incertezza. Pur impegnandosi al massimo, il Napoli non può eguagliare gli ingaggi stratosferici favoriti dalla Nuova Onda dei petrodollari, che sembrano spazzare via ogni limite finanziario. Questo vale per i giocatori che si lasciano sedurre dalle ricche proposte dell’Arabia, ma anche per coloro che hanno trovato la forza di resistere.

Persino il campione francese Kylian Mbappé, il più forte al mondo, ambisce esclusivamente al Real Madrid, rifiutando di considerare la possibilità di giocare nel campionato altalenante dell’Arabia Saudita, a dispetto delle opinioni di Cristiano Ronaldo. Questa successione di offerte incredibili solleva una domanda cruciale: quale sarà il futuro di questo fenomeno? La risposta potrebbe giacere nella storia e nelle tradizioni calcistiche.

Sebbene non si tratti solo di romanticismo, è innegabile che ogni potenza calcistica del passato fosse radicata in un contesto storico e culturale in cui il calcio rappresentava il tessuto sociale. Questo aspetto era tangibile nelle stesse società che alimentavano i campionati.

Tuttavia, ci troviamo di fronte a un esperimento senza precedenti: l’Arabia Saudita sta cercando di creare una storia, un’emozione e una tradizione calcistica in modo deliberato, quasi in un laboratorio. Le opinioni divergono in merito: c’è chi crede che la forza del denaro possa tutto, mentre altri – noi inclusi – ritengono che, senza una solida base di tradizione e senza il richiamo della memoria collettiva, il gioco non possa reggersi.

Potremmo avere uno scenario simile a un cimitero degli elefanti, adornato da riconoscimenti dorati, ma rimarrà comunque un cimitero. Giovani calciatori ben pagati e ultramiliardari vagheranno tra le ombre dei grandi campioni del passato. Ma è davvero possibile creare l’emozione autentica di un gol storico in modo artificiale?

Nonostante le incertezze, noi crediamo di no, e le risposte concrete sembrano essere scarse. La scelta di Victor Osimhen – tra l’Arabia, il Paris Saint-Germain (che rappresenta sempre un afflusso di denaro dalla stessa regione) o persino il modesto Napoli – contribuirà a gettare ulteriore luce su questa complessa situazione.

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