Fuori dal campo
L’Arabia Saudita accelera sull’elettrico con Ceer Exobot
A cura di Marco Paternostro
Il Regno che per decenni ha rappresentato il cuore pulsante del mercato petrolifero mondiale sta scrivendo un nuovo capitolo della propria storia industriale, e lo fa nel settore più simbolico della transizione energetica globale, quello dell’automobile elettrica. Con il debutto di Exobot, il primo modello del marchio Ceer, l’Arabia Saudita si presenta ufficialmente come produttore di veicoli a batteria, trasformando una nazione storicamente identificata con l’oro nero in un possibile hub manifatturiero per la mobilità del futuro.
Il progetto Ceer nasce nel 2022 come joint venture tra il Public Investment Fund, il fondo sovrano controllato dalla dinastia saudita, e il gruppo taiwanese Foxconn (colosso che produce componenti elettronici), con il coinvolgimento tecnologico di realtà come BMW, Hyundai e Rimac, quest’ultima responsabile della fornitura dei motori elettrici destinati alle prime vetture della gamma. Una squadra internazionale, dunque, chiamata a dare forma a un progetto che va ben oltre la semplice produzione di automobili, inserendosi in un disegno più ampio di diversificazione economica legato alla visione strategica del regno per il 2030. Il design di Exobot fonde proporzioni slanciate e un aerodinamico profilo a cuneo con suggestioni tratte dall’antica architettura saudita di Hegra.
La gamma si declina in due formati imponenti, accomunati da una notevole larghezza di 2,10 metri: la berlina si estende per 5,26 metri in lunghezza e 1,43 in altezza, mentre il SUV si presenta più compatto ma rialzato, misurando 5,02 per 1,69 metri. Tra i dettagli più innovativi spicca l’enorme parabrezza in vetro stratificato da 2,4 metri, la cui inclinazione a 15° e il trattamento riflettente ottimizzano isolamento termico ed efficienza aerodinamica. La cura per i simbolismi emerge nella firma luminosa posteriore, composta da 32 barre che celebrano l’anno 1932, e nei cerchi forgiati che riprendono i motivi geometrici della tradizione Al-Lahuj. Il vero spettacolo visivo è però affidato alle portiere “ShahinWing“: lunghe quasi tre metri e azionabili via touch o dare moto, si schiudono in un arco di 60 cm mimando le ali involo dell’omonimo falco.

Sotto la carrozzeria si trova un powertrain elettrico a tre motori con trazione integrale, capace nella configurazione più spinta di raggiungere una potenza combinata di ben 1111 cavalli e una coppia di 1500 Nm, numeri che collocano Exobot in territorio da vera e propria hypercar elettrica piuttosto che in quello delle semplici ammiraglie di lusso.
La versione First Edition, quella con cui il marchio debutterà commercialmente, si presenta comunque con cifre di tutto rispetto, 850 cavalli e 1000 Newton metro di coppia, sufficienti per uno scatto da zero a centochilometri orari in 2,6 secondi per la berlina e 2,9 secondi per il SUV. La batteria che alimenta entrambe le carrozzerie ha una capacità di 112 kWh e adotta un’architettura a 800 Volt, una scelta tecnica che consente tempi di ricarica particolarmente contenuti, con il passaggio dal 10 all’80 per cento della carica in meno di trenta minuti grazie a una potenza in corrente continua che può arrivare fino a 250 kW.
In termini di autonomia dichiarata secondo il ciclo NEDC, la berlina promette di percorrere fino a 670 chilometri, mentre il SUV si ferma poco più indietro con 560 chilometri, valori che una volta convertiti secondo la metodologia più severa dell’agenzia americana EPA scenderebbero probabilmente attorno ai 420 e 350 chilometri rispettivamente.
L’abitacolo dell’Exobot è concepito come un salotto hi-tech immersivo e isolato dall’esterno. La plancia avvolgente, impreziosita da un futuristico volante yoke, si accompagna a vetri laterali a opacità variabile per garantire la massima privacy su richiesta. La gestione del clima è portata a livelli di eccellenza: due impianti indipendenti (anteriore e posteriore) lavorano in sinergia con il potente sistema Halo Cooling, capace di abbattere la temperatura da 65 °C a 32 °C in soli 10 minuti. Ad aiutarli ci sono pellicole anti-irraggiamento, speciali vetri al triplo argento e un’ingegnosa aerodinamica del tetto studiata per dissipare il calore.

L’interfaccia utente è uno spettacolo visivo guidato dal sistema CEER, che culmina nel Digital Horizon: un monumentale display curvo 8K da 48 pollici che abbraccia l’intera larghezza dell’auto. È supportato da uno schermo centrale da 10,4 pollici e uno posteriore da 8 pollici. Nonostante questa forte impronta digitale, la console mantiene pratici comandi fisici per clima, volume e marce. L’esperienza a bordo è un vero e proprio viaggio sensoriale: il Sound Stage Audio rinuncia agli altoparlanti tradizionali per far vibrare le superfici interne, creando un suono a 360°, mentre un diffusore intelligente miscela fino a tre fragranze in contemporanea.
Dal punto di vista software, la vettura vanta un’intelligenza artificiale bilingue (arabo-inglese) e si evolve costantemente tramite aggiornamenti OTA (Over-the-Air). La connettività totale permette di usare lo smartwatch come chiave digitale e l’app CEER per parcheggiare, controllare la ricarica o rinfrescare l’auto a distanza. Non manca la componente legata alla guida assistita, con funzioni di cambio corsia automatizzato e un sistema di navigazione capace di calcolare autonomamente il percorso ottimale inserendo le soste di ricarica necessarie in base all’autonomia residua del veicolo, un dettaglio che testimonia l’attenzione riposta da Ceer verso l’esperienza complessiva dell’utente più che verso la sola prestazione pura.
Le due vetture verranno realizzate all’interno del Ceer Manufacturing Complex, situato nella zona industriale di King Abdullah Economic City, uno stabilimento che l’azienda stessa definisce il più grande polo produttivo automobilistico del Medio Oriente. La scelta di localizzare l’intera catena produttiva sul suolo nazionale non è casuale, ma risponde all’obiettivo dichiarato di contribuire per otto miliardi di dollari al prodotto interno lordo saudita entro il 2034, rendendo Ceer tanto un progetto industriale quanto uno strumento di sviluppo economico. Il piano industriale del marchio prevede che Exobot sia solo il primo passo di un percorso più ampio, con altri sette modelli in arrivo entro i prossimi cinque anni, destinati a coprire segmenti diversi, dalle compatte alle medie, con motorizzazioni differenziate per rispondere a esigenze di clientela variegate.

Le consegne ai primi clienti nei mercati del Golfo sono attese a partire dal marzo 2027, dopo un percorso di sviluppo che ha subito alcuni rinvii rispetto alle previsioni iniziali che parlavano del 2025. Al di là dei numeri tecnici, il lancio di Exobot assume un peso simbolico che va oltre il settore automotive. Un paese che ha costruito la propria ricchezza e la propria centralità internazionale sull’esportazione di petrolio sceglie oggi di investire risorse enormi in un settore che rappresenta l’antitesi stessa del modello energetico che lo ha reso celebre nel mondo. Questa scelta si inserisce nella più ampia strategia di diversificazione voluta dalla leadership saudita, che punta a ridurre la dipendenza dagli idrocarburi costruendo al contempo nuove filiere industriali capaci di generare occupazione qualificata e attrarre investimenti stranieri.
L’arrivo di Ceer sul mercato automobilistico globale, per quanto ancora limitato ai confini del Golfo nella sua fase iniziale, rappresenta dunque un tassello importante di un disegno strategico più ampio, quello di trasformare l’Arabia Saudita da semplice fornitore di materie prime energetiche a protagonista attivo nella produzione di tecnologie per la mobilità del futuro, con Exobot come biglietto da visita di questa ambizione.
Il nome scelto per il debutto, Exobot, richiama immediatamente un immaginario futuristico, coerente con il design della vettura svelata a King Abdullah Economic City lo scorso 21 settembre dal principe ereditario Mohammed bin Salman. Non si tratta di un singolo modello ma di una famiglia che comprende una berlina e un SUV, entrambi costruiti su una piattaforma nativamente elettrica e caratterizzati da un linguaggio stilistico audace, con dettagli come le portiere ad apertura verticale che accentuano il carattere spettacolare del progetto. L’arrivo di Ceer sul mercato automobilistico globale, per quanto ancora limitato ai confini del Golfo nella sua fase iniziale, rappresenta dunque un tassello importante di un disegno strategico più ampio, quello di trasformare l’Arabia Saudita da semplice fornitore di materie prime energetiche a protagonista attivo nella produzione di tecnologie per la mobilità del futuro, con Exobot come biglietto da visita di questa ambizione.


