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Interviste

Esclusiva CS – Nicola Innocentin: “La mia ricetta per tornare competitivi”

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Intervista a Nicola Innocentin

A cura di Cesare Tamborini

“Giovani”, “Talenti locali” e “Stranieri” sono il minimo comune denominatore dei tanti discorsi che in Italia si sono moltiplicati dopo la terza estromissione di fila della nostra Nazionale dai Mondiali. Ma, allo stesso tempo, sono terminologie presenti, o almeno dovrebbero esserlo, nella prima pagina del vocabolario di ogni calcio, compreso quello dell’Arabia Saudita.

Regno che, non da poco, ha adottato tutti e tre i termini di cui sopra. Ma come li sta utilizzando? E soprattutto sarebbe possibile fare un paragone, tra quanto il calcio saudita ha fatto e sta facendo, a proposito di “giovani”, “talenti locali” e “stranieri”, con il nostro football?

Per rispondere a queste domande, ma non solo, abbiamo avuto il privilegio di fare una chiacchierata con Nicola Innocentin. Già calciatore professionista con esperienze anche all’estero tra Germania e USA, e non solo, Innocentin è, per dirla con termini molto colloquiali che ci permettiamo di usare vista la sua estrema disponibilità dataci, un uomo che dà del tu al calcio saudita. Questo in virtù di aver lavorato come DS dell’Al-Fateh e di aver avuto accesso alla cosiddetta stanza dei bottoni dando preziosi consigli quando Riyadh ha deciso di dar vita a quella che comunemente viene chiamata “la Saudi Pro League 2.0”. Consulente della Federazione Calcio Saudita nonché della MAHD Sports Academy, è diplomato al FIFA Club Management Programme e ha una formazione accademica in Marketing e Management presso la Boston University.

Innocentin qui impegnato sul campo.

Il fatto poi di contribuire alla progettazione e alla gestione di un programma di formazione ad alte prestazioni e di sviluppo d’élite dedicato ai giovani calciatori sauditi, lo rende l’interlocutore perfetto con il quale partire ad analizzare il primo punto, ovvero “i giovani”. Innocentin è consulente tecnico dell’area sportiva della H-FARM SPORTS ACADEMY, la Sport Academy che ha la sede a Roncade in provincia di Treviso dove sono arrivati, grazie a lui, alcuni giovani calciatori sauditi selezionati dalla MAHD, l’accademia dell’Arabia Saudita per l’eccellenza sportiva. Per l’esattezza sono 23 i calciatori, con un’età che parte dai 15 anni, i quali fanno specificatamente parte della Sports Academy che accompagna la crescita degli studenti-atleti e che vanta partnership di primissimo livello, tra cui appunto quella con MAHD.

Ragazzi che qui trovano un ambiente perfetto per crescere il loro talento. Ma come? Innanzitutto, una volta arrivati, viene stilato un piano atletico e poi uno scolastico in una location che Innocentin definisce “unica”. A livello sportivo i giovani sauditi hanno a disposizione il meglio, sia a livello di coaching che a livello tecnologico (telecamere, droni ecc..). Ma non solo, il top è anche in materia di nutrizione e nel campo mentale (mental coaching e psicologi dello sport).

Insomma, si lavora, come sostiene con molto orgoglio il nostro interlocutore, “come in un TOP club europeo”. Europa, e nello specifico Italia, che viene selezionata non a caso. Per prima cosa per una evidente questione meteorologica, che in Arabia Saudita non può che essere un fattore. Per secondo, ma non per ordine di importanza, per una ragione di livello competitivo. Nel Paese nativo il livello è inferiore rispetto a quanto si può trovare qua da noi.

Giovani sauditi la cui settimana è scandita da 8 sessioni di allenamenti e due amichevoli. Il tema dei friendly matches, che si disputano affrontando squadre U-17 italiane, fa aprire ad Innocentin il capitolo “Talenti locali” il quale, a ben vedere, è poi strettamente collegato a quello dei giovani. Innocentin che, da abile direttore sportivo quale è, ci dice che nelle amichevoli disputate dai suoi ragazzi sauditi vede eccome del talento negli sfidanti italiani. Più specificamente ci riferisce come “a noi italiani non manchino i giovani giocatori di talento”. Quello che nota è che, rispetto al passato, il numero dei talentuosi è diminuito a differenza invece di quanto avviene in Inghilterra o Spagna. Quello che si osserva è sì la presenza di picchi di talento, ma al di sotto di essi il livello si è impoverito.

Un problema di reclutamento quindi? Certamente sì, ma non solo. Il parlare di Spagna e Inghilterra apre le porte alla questione sugli stranieri che per Innocentin (già direttore area scouting del Bologna) non devono essere visti solo come un problema, ma come una risorsa. In sostanza per l’ex DS dell’Al-Fateh, con un passato anche da talent recruiter per Inter, Fiorentina e Napoli, le complicazioni iniziano quando arrivano in Italia ondate di stranieri mediocri. Ben vengano, ci mancherebbe, i calciatori di classe, ma non quelli che abbassano il livello tecnico dei nostri campionati.

Innocentin che mette sul piatto della discussione, come vedremo tra poco, delle misure da introdurre il prima possibile nel nostro calcio prendendo spunto da quanto sta facendo l’Arabia Saudita. Ovvero la regola la quale, come vi abbiamo detto qua su CS, prevede che nei match di Saudi Pro League possano scendere in campo massimo 8 stranieri. Il che vuol dire che minimo 3 giocatori siano sauditi.

E non è tutto perché, come più volte affrontata da noi di CS, c’è poi la regola che ormai chiamiamo “dell’8+2. Ovvero che si possono tesserare dieci stranieri, in SPL e in King’s Cup, ma due devono essere per forza Under 21. Salvaguardia dei vivai che viene ulteriormente assicurata scendendo di categoria. In Saudi League 1st Division (equivalente della nostra Serie B) si possono registrare al massimo quattro stranieri, con invece un minimo di 5 sauditi nati dal 2003 in poi. Ma non è tutto poiché il portiere deve essere obbligatoriamente saudita.

Ovviamente quello saudita è un po’ un unicum per noi europei, visto che là chiunque non abbia il passaporto saudita è tesserato come straniero, a differenza di quanto succede qua in UE post sentenza Bosman. Innocentin che comunque proporrebbe un qualcosa di pienamente fattibile, ovvero l’obbligatorietà di 3 italiani in campo per ogni club di Serie A. Una soluzione che produrrebbe l’effetto di creare una sorta di “filiera”. Questo perché i tre titolari avrebbero a loro volta dei sostituti, andando così ad aumentare gli italiani in rosa e potenzialmente convocabili.

Giovani italiani che poi, vedasi per esempio Leoni del Liverpool, sono da anni a questa parte protagonisti di partenze verso altri campionati. Un fenomeno questo che non rappresenta un fatto totalmente negativo, quanto piuttosto un arricchimento professionale per loro e, perché no, per il nostro calcio. È pacifico come un nostro calciatore che decida di emigrare trovando successo fuori Italia, faccia del bene alla nostra Nazionale. Una situazione che accade, ad esempio, anche a parti invertite con quegli stranieri che vengono nel nostro campionato e migliorano. Upgrade che poi andrà a ricadere sulle loro nazionali quando quei detti giocatori militeranno con le rispettive rappresentative. Innocentin che pone l’attenzione quindi su tale fenomeno. Questo poiché porta poi ad un arricchimento delle altre Nazionali (vedasi ad esempio la Bosnia che schierava giocatori militanti in Serie A). 

C’è da chiedersi del perché, sottolinea Innocentin, il Leoni della situazione debba andare all’estero. Ma non solo, perché se parliamo di Leoni ci riferiamo ad un giocatore già affermato. Il fatto più rilevante e per certi aspetti preoccupante per il futuro del nostro movimento è anche un altro. Cioè che fin da giovanissimi si facciano le valigie per accasarsi, ad esempio, in club della Bundesliga. Qui, come anche in Spagna o in Inghilterra, hanno a disposizione strutture d’eccellenza e all’avanguardia non solo a livello nazionale, ma mondiale. Oltre a questo, trovano anche ambienti appositamente pensati per offrire tutto il necessario a ragazzi, ancor prima che a possibili futuri campioni.

In conclusione, quello che Innocentin auspica è lo stilare, da tutte le parti in causa, di “Una linea chiara” da attuare il prima possibile. In gioco c’è il futuro del nostro calcio.

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