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Editoriale

PIF diventa proprietario assoluto di Al-Nassr, Al-Ahli e Al-Ittihad, quali gli effetti?

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PIF avrà la totalità delle 3 sorelle

A cura di Cesare Tamborini

Non più tardi dello scorso mese di giugno avevamo riportato l’indiscrezione secondo la quale il rinnovo dei Consigli di amministrazione degli enti no-profit che detengono il 25% di Al-Nassr, Al-Ahli e Al-Ittihad erano stati rinviati.

Già allora era facile ipotizzare come questa operazione fosse propedeutica a grandi cambiamenti societari. Di ieri è poi l’annuncio del Ministero dello Sport nel quale si ufficializza l’inizio del trasferimento al fondo PIF della proprietà delle azioni delle istituzioni non profit (il 25% di cui sopra n.d.r.) legate ai club Al-Ittihad, Al-Ahli, Al-Hilal e Al-Nassr. Tecnicamente questo significa che al termine dell’operazione, PIF diventerà proprietario al 100% di Al-Nassr, Al-Ahli e Al-Ittihad. Questo poiché già ora il Fondo Sovrano Saudita ha il 75% di questi club. Discorso diverso, come vedremo, quello da fare per l’Al-Hilal.

Il comunicato stampa del Ministero dello Sport. Fonte: The Official X account of Ministry of Sport.

Per capire meglio la situazione, e soprattutto cosa aspettarci dal futuro, facciamo una breve cronistoria che ci porta al 2023, quando esplose il fenomeno Saudi Pro League. Allora proprietario dei quattro club citati era il Ministero dello Sport, il quale avviò una sorta di privatizzazione. Essa ebbe come risultato quello di cedere il 75% delle azioni a PIF. Il restante 25% venne concesso ad istituzioni senza scopo di lucro legate ai club.

Al termine del trasferimento annunciato dal Ministero, PIF deterrà quindi la totalità delle azioni. Questo è visto negli ambienti finanziari come propedeutico alla cessione dei club. É infatti alla luce del sole che PIF abbia come target quello di vendere le suddette società. Con una, l’Al-Hilal, è già successo visto e considerato che da aprile è di proprietà di Al-Waleed. A proposito di tale operazione c’è da aggiungere che, come da programma, entro fine estate ci sarà il definitivo via libera dagli organismi deputati. Al-Waleed che, ricordiamolo, attraverso la Kingdom Holding Company detiene il 70% del club, mentre PIF ne ha il restante 30%.

Tornando alle altre tre società bisogna sottolineare che, come accennato poc’anzi, sono già sulla lista delle privatizzazioni. Non formalmente visto che nell’ultimo elenco ufficiale fornito da Ministero figurano Al-Riyadh, Al-Fateh, Abha, Al-Tai e Al-Shoulla. Ma esserci o meno nell’elenco cambia non molto poiché per le tre big si può ipotizzare anche che vi sarà una sorta di contrattazione privata, così come successo con Al-Waleed per l’Al-Hilal. Questo fondamentalmente per due motivi. Formalmente Al-Nassr, Al-Ahli e Al-Ittihad si possono già considerare di fatto private perché non di proprietà del Ministero dello Sport. Secondo perché una contrattazione privata ha molto probabilmente tempi e iter più snelli rispetto ad una privatizzazione. A tale scopo vi riportiamo di seguito proprio l’iter da seguire così come pubblicato dal Ministero.

L’iter della privatizzazione di un club. Fonte: The Official X account of Ministry of Sport.

Un processo nel quale i possibili compratori vengono ottimamente assistiti dalle istituzioni, come confermatoci dal neo-numero uno dell’Al-Kholood Ben Harburg. Businessman americano che l’estate scorsa è diventato il primo imprenditore straniero a detenere una società saudita. Il citarlo ci porta a quello che potrebbe essere il futuro, a livello di nomi, di Al-Nassr, Al-Ahli e Al-Ittihad. Come è facile immaginare, le speculazioni su chi potrà essere il nuovo timoniere delle tre sorelle sono all’ordine del giorno.

Quello che appare più verosimile, al di là dei nomi, è che ci sono dei consorzi interessati. Ma c’è di più poiché tali consorzi potrebbero venire appositamente istituiti proprio per questo scopo. Un esempio è quello molto chiacchierato che vorrebbe acquisire l’Al-Nassr. Di esso farebbero parte Ibrahim Al-Muhaidib, ex presidente del club, più altri soggetti specializzati nel mondo sportivo con alte competenze nei settori marketing e nella gestione di club calcistici. Ne prenderebbe parte anche Cristiano Ronaldo, il quale avrebbe, appesi gli scarpini al chiodo, un ruolo di primo piano (Direttore sportivo?). Nelle ultime settimane si era anche poi fatto il nome di Jerry Cardinale. Insomma, di nomi, come detto, ne circolano parecchi, ma non solo riguardo l’Al-Nassr. Anche l’Al-Ittihad, indiscrezione di questi giorni, potrebbe essere rilevato da un consorzio/fondo nel quale parteciperebbe anche il maggiore azionisti del Manchester United, ovvero la famiglia Glazer.

L’Al-Ahli, e non da oggi, sembra più defilata rispetto alle due rivali. Non vi sono infatti grossi rumors su chi potrebbe acquisirne il controllo. Questo dimostrerebbe quanto si dice da tempo cioè che PIF potrebbe decidere di tenere una delle tre società. Al netto di questo bisogna comunque osservare come il domani dei club di PIF sia senza PIF. Questo non perché il fondo stia preparando una semplicistica dismissione; quanto piuttosto perché PIF ha contribuito, tramite finanziamenti faraonici, a lanciare la Saudi Pro League per come la conosciamo.

Allora era necessario, ora è arrivato il tempo per le società di “camminare con le proprie gambe”. E per fare questo bisogna che i club diventino appetibili, ovvero capaci di attrarre investitori privati, anche stranieri. Le società devono in definitiva essere consolidate e poi messe sul mercato per passare nelle mani di un nuovo proprietario. E forse è proprio per questo che trasferire il 25%, societariamente parlando magari non così notevole, assume però un’importanza sostanziale rilevante. Il tutto avendo come scopo quello citato più volte e cioè della normalizzazione non solo della SPL, ma del calcio saudita in generale.

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Immagine in apertura fonte: https://www.pif.gov.sa/en/.

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